| [...] Per comprendere
il mondo nella sua evoluzione è stato in ogni epoca
necessario unirvi la conoscenza dell'uomo stesso. E nei
più larghi circoli è noto, che ai tempi
in cui non si considerava soltanto l'esistenza materiale,
ma anche quella spirituale, l'uomo sempre è stato
considerato come un Microcosmo, come un piccolo mondo;
ciò significa, però, che egli veniva concepito
in modo, che in lui, nel suo essere, nella sua attività,
nell'intera sua comparsa nel mondo, si scorgeva una concentrazione
di tutte le leggi cosmiche, di tutte le attività,
insomma, dell'intero essere del mondo. A quei tempi s'insisteva
severamente sul fatto, che una comprensione del mondo
non era possibile, se non basata sopra una comprensione
dell'uomo.
Ma a questo punto si affaccia subito una difficoltà
per chi veramente è spregiudicato. L'uomo, al momento
in cui vuole arrivare a una cosiddetta autoconoscenza,
la quale altro non può essere che la vera conoscenza
dell'uomo, si trova posto dinanzi a sè come di
fronte al più grande enigma, e, dopo qualche tempo
di auto-osservazione, egli deve riconoscere che il suo
essere, quale appare ai sensi, nel mondo che lo attornia,
non sta completamente dispiegato dinanzi alla sua anima,
dinanzi a lui stesso. L'uomo deve ammettere a sè
stesso, che una parte della sua natura rimane, all'ordinario
sviluppo dei suoi sensi, sconosciuta, nascosta.
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Rudolf Steiner (dalla prima conferenza) |
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